Negli ultimi anni è stata dimostrata una diretta relazione tra nutrizione, capacità di resistere allo stress e capacità cognitive, rendendo tutti più consci dell’importanza della dieta per il benessere psico-fisico.

Si è dimostrato il ruolo fondamentale dell’asse intestino-cervello e del microbiota per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Fin dai primi giorni di vita, il microbiota (l’ecosistema composto dai 39.000 miliardi di batteri, miceti e virus che colonizzano il nostro intestino) ed il microbioma (il patrimonio genetico del microbiota) sono fondamentali sia per l’equilibrio psico-fisico (attraverso il neurotrasmettitore serotonina), sia per il sistema immunitario, che può svilupparsi correttamente solo se viene a contatto con il microbiota quale elemento ‘regolatore’ dell’immunità. Il microbiota ha quindi un ruolo vitale nella maturazione ed ‘educazione’ delle risposte immunitarie, ma bilancia anche la crescita eccessiva di germi patogeni intestinali e, attraverso la vitamina D, favorisce la densità ossea.

La dieta corretta è quella definita comunemente Dieta mediterranea, povera di calorie, ricca di pasta, verdure di stagione, legumi, cereali grezzi, olio di oliva (acidi grassi insaturi) e povera di zuccheri raffinati, sale, carni rosse, uova, formaggi e acidi grassi saturi. Questa dieta ha anche un marcato effetto antinfiammatorio, in quanto permette un buon controllo del peso: il sovrappeso/obesità (BMI -indice di massa corporea- rispettivamente >30 o >40) non rappresenta solo un problema di tipo peso inutile su corpo sano, ma il tessuto adiposo ha una intensa attività, attraverso ormoni e citochine pro-infiammatorie, favorendo l’aterosclerosi, il diabete, i calcoli della colecisti e malattie cardio-polmonari, oltre che favorire l’artrosi da sovraccarico.

Passando alle malattie reumatologiche (che sono malattie infiammatorie), si intuisce che l’eccesso di peso ha effetto fortemente negativo, non solo per il sovraccarico sulle articolazioni, ma per l’effetto biologico pro-infiammatorio: va quindi esercitato uno stretto controllo del peso corporeo. Il digiuno in senso stretto ed una dieta vegana non hanno dato effetti positivi certi, mentre potrebbe darli il digiuno intermittente: le cellule, durante un digiuno temporaneo e/o a cadenza regolare, attivano meccanismi contro lo stress ossidativo e metabolico.

Gli Omega-3 sono utili, ma non hanno dimostrato effetti positivi antinfiammatori, il caffè ha un lieve effetto antiossidante; gli additivi possono essere problematici per il microbiota: la carbossi-metil-cellulosa (E466), i mono- e digliceridi di acidi grassi (E471) e il polisorbato (E433) sono stati segnalati come nocivi sugli animali; la lecitina (E322) può essere positiva per l’intestino.

Antiossidanti e vitamine: nelle malattie reumatologiche vi è deficit di antiossidanti, ma gli integratori non sembrano sufficienti: è più utile assumerli attraverso frutta, succhi di frutta, patate, bacche e verdure (cavolo riccio, ravizzone), porro, mirtillo nero, noci e semi di girasole. Per chi assume immunosoppressori è importante evitare cibi che contengono batteri: carne cruda o pesce crudo (sushi), uova crude, formaggi e latte non pastorizzati, verdura non lavata. Lo yogurt può essere un prezioso alleato per l’organismo, ma non sempre contiene un numero sufficiente di bacilli vivi e vitali: per ottenere un vero impatto sul microbiota intestinale è necessario ricorrere a prodotti in passato chiamati ‘fermenti lattici’ e oggi definiti probiotici.

Sugli approcci cosiddetti ‘naturali’ (estratti di radici, erbe o piante) non vi sono lavori scientifici validati per esprimere un giudizio obiettivo, inoltre nessuna specifica dieta ha dimostrato alcun minimo effetto su Artrite Reumatoide, Lupus Erythematosus (LES), Sjögren, Vasculiti: si concorda positivamente solo sul severo controllo del peso, sull’assumere fibre idrosolubili, evitare acidi grassi saturi e bevande zuccherate e gassate; nella malattia reumatoide è fondamentale evitare il fumo di sigaretta.

Nella fibromialgia non vi è alcuna dieta che abbia dimostrato efficacia nel ridurre il dolore; sono segnalati casi isolati di remissione della malattia con dieta senza glutine, si ipotizza quindi una relazione tra fibromialgia e sensibilità al glutine: Alcuni autori consigliano di provare per periodi brevi (massimo alcuni mesi) una dieta priva di glutine e valutare gli eventuali effetti positivi.

Si segnala che il 40% delle persone fibromialgiche è affetta da ‘colon irritabile’, quindi cipolla, legumi e broccoli vanno utilizzati solo dopo cottura; nella intolleranza al lattosio, dove il latte va evitato, il calcio può essere assunto sotto forma di calcio masticabile. Il sonno di bassa qualità è tipico della fibromialgia: caffè, thè, alcool e cioccolato vanno evitati la sera. Il dolore riduce l’attività fisica ed il piacere di camminare: è quindi facile guadagnare peso a causa della disparità tra calorie introdotte e diminuita attività fisica.

Dieta significa ‘quotidiana cura di sé’: si vuole stimolare chi legge a riflettere sul concetto che ogni singola persona può/deve collaborare a mantenersi in buona salute e che le malattie non si curano solo con i farmaci a paziente passivo: ognuno va considerato soggetto responsabile della propria salute che, dopo chiare e comprensibili spiegazioni, aderisce alla terapia consigliata, condividendone percorso e finalità, diventando così buon medico di se stesso.

Dott. Enzo Grossi
Reumatologo