Domande frequenti
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Salve, vorrei sapere se l’intervento al neuroma di morton viene fatto in artroscopia oppure viene praticata l’incisione.
Gent.mo Signore, innanzi tutto La ringraziamo per averci contattato. Relativamente al suo quesito, sono a direLe che l’intervento per essere il più completo possibile si deve eseguire con una piccola invcisione. Distinti saluti Dott. Giuseppe Coppola (Specialista in Ortopedia e Traumatologia)
Salve, vorrei sapere quanti giorni di degenza sono previsti per un intervento di Munford in artroscopia per ARTROSI ACROMION-CLAVEARE. Grazie
Gent.le Signore, riguardo al quesito da Lei posto, sono a dirLe che i giorni di degenza previsti per l’intervento di cui sopra, sono 2. Distinti saluti Dott. Giuseppe Coppola (Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Ho subito nel 1995 un intervento per l’asportazione di un calcolo renale non frantumabile (calcolo a stampo). A parte la cicatrice vistosa (dal centro dall’addome al centro della schiena) si è formato all’inizio della cicatrice un laparocele che sta aumentando progressivamente e vistosamente e comincia a essere fastidioso. Volevo sapere se si può intervenire e se per intervenire occorrerebbe rifare un intervento altrettanto invasivo. Grazie
Gent.ma Sig.ra, la formazione di un laparocele su una cicatrice chirurgica di grandi dimensioni è purtroppo statisticamente rilevante.Vi è indicazione alla correzione chirurgica che può essere semplice o complessa a seconda delle dimensioni del cedimento e dello stato trofico dei suoi tessuti. Altro fattore importante è la eventuale obesità e l’età. A volte si usa una rete protesica per aumentare la ” tenuta “della riparazione nel tempo. In genere è opportuno rivolgersi nello stesso centro dove è stato fatto l’intervento in quanto chi l’ha operata conosce già la situazione anatomica. Faccia una visita di controllo e chieda spiegazioni precise sull’entità dell’intervento stesso. Cordiali saluti Dott. Pierluigi Almerigi (Specialista in Chirurgia Toracica, Chirurgia Generale d’Urgenza e Pronto Soccorso)
Dovendomi operare per la riduzione di un’ernia inguinale gradirei sapere quali sono i tempi approsimativi stimati per una corretta convalescenza. Grazie!
Gent.mo Signore, abitualmente un intervento di plastica erniaria inguinale comporta un ricovero di 24 ore e una settimana di relativo riposo (si può camminare liberamente ma sarebbe opportuno rimanere a casa evitando l’uso dell’automobile. Questo comportamento riduce al minimo il disagio postoperatorio e le complicanze). Dopo sette giorni si asportano i punti di sutura e si possono gradualmente riprendere le normali attività. Per le attività sportive è bene astenersi nei primi 20 giorni. Distinti saluti Dott. Pierluigi Almerigi (Specialista in Chirurgia Toracica, Chirurgia Generale d’Urgenza e Pronto Soccorso)
Quanto tempo deve trascorrere dopo una frattura al trochite omerale per potere eseguire un intervento chirurgico al tendine del muscolo sovraspinoso?
Gent.ma Sig.ra, relativamente al quesito da Lei posto, sono a dirLe che il tempo medio di attesa dopo una frattura del trochite si aggira sui tre mesi, secondo la nostra esperienza in clinica, per poter reinserire il tendine sovraspinoso. Naturalmente si dovrà eseguire sempre una radiografia di controllo dopo tale periodo. Distinti saluti Dott. Giuseppe Coppola (Specialista in Ortopedia e Traumatologia)
Buongiorno, devo effettuare per il Vs Centro la ricostruzione della cartilagine del ginocchio destro. il giorno 13/07 sono stato infatti sottoposto ad intervento di toilette articolare e cruentazione focolaio condritico per prelievo di isole controcitarie per colutra per via astroscopica; soffro infatti di condropatia della troclea femorale ginocchio dx. vorrei sapere: 1) l’innesto della nuova cartilagineavviene in artroscopia? 2)i tempi di recupero connessi essenzialmente alrientro all’attivita’ lavorativa(svolgo attivita’ di impiegato d’ufficio) e sportiva
Gent.mo Sig.re, alla prima domanda rispondo si. I tempi di recupero sono variabili da soggetto a soggetto comunque all’incirca 2 – 3 mesi per attività sportiva, circa 1 mese per attività lavorativa. Distinti saluti Dott. Giuseppe Coppola (Specialista in Ortopedia e Traumatologia)
Sono a conoscenza che la vostra unità di angologia e terapia del dolore pratica interventi di NEUROLISI alla schiena eseguiti dal dottor Toia. la mia domanda, che formularò in diversi punti, è semplice, la risposta mi auguro sia invece molto esaustiva in quanto non trovo alcuna informazione utile su internet: 1- di che tipo di intervento si tratta? 2- da quanto tempo praticate tali interventi? 3- è un intervento chirurgico in piena regola e prevede quindi un consenso informato del paziente da parte del medico che interverrà? 4- quali sono i potenziali rischi di tale intervento? 5- in che percentuale è stimabile il grado di successo? la ringrazio fin d’ora per la risposta che vorrà darmi.
Gent.mo Signore, in tutti i casi di sindromi dolorose in cui si ritiene sia presente una forte componente nevralgica (es. nevralgia del trigemino)si ricorre ad interventi di “neurolisi”: blocco temporaneo o definitivo, parziale o totale di un nervo con agenti fisici o chimici. In particolare nella mia Unità di Terapia Antalgica ci si interessa di patologie dolorose del rachide. Immagino che la domanda si riferisca alla “denervazione percutanea delle faccette articolari intervertebrali a radiofrequenza”. L’intervento è classificato chirurgico e prevede il ricovero. Si esegue in Sala operatoria in anestesia locale e sedazione. Il posizionamento degli aghielettrodi avviene sotto controllo ampliofluoroscopico. Si esegue una stimolazione evocatrice per confermare l’esatta posizione e quindi si esegue l’ablazione a radiofrequenza del nervo interessato. La percentuale di successo dipende dalla esatta e corretta impostazione diagnostica. Preciso che la pratica è riservata solo ad alcuni casi di lombalgia alla cui origine è responsabile la iperpressione delle faccette articolari. In altri casi dove la diagnosi è di lombalgia di origine discogenica si eseguono altri tipi di interventi percutanei: discolisi con ossigeno – ozono – disconucleoplastica a radiofrequenza ecc. I rischi sono quelli comuni degli interventi chirurgici: ematomi, infezioni. Il consenso del paziente è obbligatorio. Distinti saluti Dott. Maurizio Toia (Specialista in Anestesia e Rianimazione)


